feb18th

NO TAV ANCORA IN PIAZZA IL 25 FEBBRAIO. Partenza pullman da Bergamo

chiara Cortei Read on

Si terrà sabato 25 febbraio, con raduno alle 13 davanti alla stazione ferroviaria di Bussoleno (Torino), una manifestazione, con corteo, del movimento No Tav contro la realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione. Alla manifestazione, co-promossa da movimento “No Tav” è prevista la partecipazione di diversi sindaci della val Susa che contestano “la militarizzazione della valle, le grandi opere inutili, la cancellazione dei Comuni e l’aumento del numero di Tir”. L’iniziativa, intitolata ‘La valle c’e', è sostenuta dalla Comunità montana valli di Susa e Sangone, che ha apposto il proprio logo sui manifesti, pubblicati sul sito internet del movimento “No Tav”. Nei giorni scorsi il movimento aveva scritto una lunga e circostanziata lettera-appello (sulla quale si stanno raccogliendo le firme) al presidente del Consiglio Mario Monti, sull’inutilità e dispendiosità dell’opera. “Sentiamo come nostro dovere riaffermare, e nel seguito di questa lettera, argomentare, – si legge – che il progetto1 della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, inspiegabilmente definito ‘strategico’, non si giustifica dal punto di vista della domanda di trasporto merci e passeggeri, non presenta prospettive di convenienza economica né per il territorio attraversato né per i territori limitrofi né per il Paese, non garantisce in alcun modo il ritorno alle casse pubbliche degli ingenti capitali investiti (anche per la mancanza di un qualsivoglia piano finanziario), è passibile di causare ingenti danni ambientali diretti e indiretti, e infine è tale da generare un notevole impatto sociale sulle aree attraversate, sia per la prevista durata dei lavori, sia per il pesante stravolgimento della vita delle comunità locali e dei territori coinvolti”.

 

I pullman partiranno dal piazzale della Malpensata sabato mattina alle ore 9:00. Il costo è di 11€.

Per prenotazioni chiamare Giorgia, 3483131275

feb7th

COMMEMORAZIONE DI FERRUCCIO DELL’ORTO

chiara Presidi Read on

mercoledì 8 febbraio, ore 20.00, Piazza s. Spirito, Bergamo.
L’8 febbraio 1945 moriva a Bergamo Ferruccio Dell’Orto, partigiano diciassettenne, ucciso per mano fascista. Mercoledì 8 febbraio 2011 alle 20 ci troviamo per commemorarlo, per rendere onore alla sua scelta, la scelta di chi non ha avuto paura di lottare
Chi era Ferruccio Dell’Orto
Nato a Milano il 22 dicembre 1927, trucidato a Bergamo l’8 febbraio 1945, studente.
Aveva soltanto 17 anni quando (com’e inciso nella lapide che, al numero 10 di via Pignolo a Bergamo, ricorda che “è caduto per la libertà”), fu raggiunto da un colpo di pistola, sparato da un ufficiale repubblichino. La tragica conclusione di un’azione di disarmo, organizzata dalle SAP, ebbe il suo epilogo nella vicina caserma “Colleoni”, presidiata dagli Alpini. Qui lo studente ferito fu trasportato dai fascisti e torturato, perché facesse i nomi dei suoi compagni del Fronte della Gioventù, diretti a Bergamo da Alfonso Scalpelli. Dell’Orto morì senza parlare, dopo tre quarti d’ora di sevizie. Al suo nome, a Bergamo, sono state intitolate una via, una sala del Circolino della Malpensata e, in provincia, la Scuola media di Brembate di Sopra.

feb2nd

TRESCORE BALNEARIO. PRESIDIO CONTRO LE PROVOCAZIONI FASCISTE DI FORZA NUOVA

Domenica 5 febbraio dalle ore 10.30 alle ore 12.00 a Trescore Balneario in via Locatelli, presidio.

Domenica 29 gennaio 2012 alcuni giovani, tra cui il segretario della sezione ANPI della Val Calepio e Val Cavallina, stavano volantinando in piazza a Trescore per ricordare la “Giornata della Memoria” e contro le richieste di Forza Nuova, una formazione neofascista, di chiudere il campo nomadi di Trescore. Subito sono stati raggiunti e minacciati da alcuni neofascisti. Quest’ultimi, non contenti delle sole minacce, hanno pure aggiunto insulti nei confronti della Resistenza e dei partigiani. Questo è solo l’ultima di una serie di provocazioni innestate da Forza Nuova per sostenere la chiusura del campo nomadi di Trescore Balneario. Infatti proprio nella settimana in cui cade l’anniversario del “Giorno della Memoria” che ricorda anche lo sterminio di centinaia di migliaia di Rom e Sinti, i neonazisti di Forza Nuova hanno riproposto gli stessi linguaggi e ragionamenti che portarono agli stermini nei confronti degli ebrei e appunto dei nomadi. Le ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani) locali ritengono questi episodi gravissimi, e lesivi della tranquilla convivenza civile, e di conseguenza indicono: UN PRESIDIO DEMOCRATICO in via Locatelli (davanti alla banca Popolare di Bergamo) a Trescore Balneario domenica 5 febbraio 2012 dalle ore 10,30 alle 12. Sono invitati a partecipare tutti i cittadini e le forze democratiche. Il fascismo non passerà!

Promuovono: ANPI Val Calepio e Val Cavallina, ANPI Endine Gaiano, ANPI Seriate.

Aderiscono: Partito Democratico di Trescore, Sinistra e Libertà Val Cavallina-Val Calepio, Partito della Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra Val Cavallina, Giovani Comunisti Bg, Partito dei Comunisti Italiani- Federazione della Sinistra Bg, Federazione della Sinistra Bg, Trescore Aperta, L’Alternativa-San Paolo d’Argon, CSA Paci Paciana, Movimento Studentesco Bg

gen29th

Il ministro Profumo contestato dagli studenti

Questa mattina il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo ha fatto visita alla scuola Fabrizio De André al quartiere della Romanina, una struttura attesa da 7 anni che ancora non è entrata in funzione. Durante la visita gli studenti del coordinamento universitario Link hanno interrotto la conferenza stampa del ministro srotolando uno striscione con la scritta  “Titolo di studio o carta straccia?”  e distribuendo a Profumo e ai suoi collaboratori dei rotoli di carta igienica timbrati con la stessa scritta.
“Il Governo non tocchi il valore legale del titolo di studio” dicono gli studenti al megafono “vogliamo che il ministro Profumo abroghi la Riforma Gelmini, sblocchi il turnover e rifinanzi subito i fondi ordinari per l’università e il diritto allo studio, queste sono le nostre priorità”.
Al ministro, che chiedeva agli studenti di essere propositivi, è stato consegnato il testo dell’Altra Riforma dell’Università che contiene le ricette degli studenti per rifinanziare l’istruzione pubblica, scritto in opposizione alle norme contenute nella riforma Gelmini.
Contemporaneamente un gruppo di cittadini appartenenti al movimento “Cinecittà Bene Comune” ha occupato simbolicamente una struttura formativa pubblica in via del Quadraro chiamata “Città educativa” gestita da enti privati per denunciare lo stato  di abbandono disinvestimento e “dimensionamento” della scuola pubblica dagli asili all’università. Nel pomeriggio gli occupanti hanno convocato un’assemblea pubblica per “salvare le scuole dalla chiusura, difendere il diritto allo studio e chiedere l’apertura di un liceo classico anche nel X Municipio”

 

 

gen29th

In 10 anni i finanziamenti alla scuola pubblica si sono ridotti del 93%

“Quasi azzerati i fondi destinati alle scuole per l’autonomia scolastica”. L’allarme è stato lanciato dalla Flc Cgil, che chiede un incontro urgente al ministro Francesco Profumo. In oltre 10 anni, il finanziamento della legge 440/97 (“Istituzione del Fondo per l’arricchimento e l’ampliamento dell’offerta formativa e per gli interventi perequativi”), quella che finanzia l’autonomia scolastica, è stato ridotto all’osso.
Degli 87 milioni di euro previsti dal Parlamento per lo scorso anno scolastico (ma che sono stati erogati solo quest’anno), poco meno di 11 andranno direttamente alle scuole per realizzare i progetti del Piano dell’offerta formativa: una specie di elemosina se si considera che le scuole italiane sono oltre 10mila e potranno aspettarsi qualcosa come mille euro a testa.
Ecco perché la quota di finanziamento che gli istituti chiedono alle famiglie è in continuo aumento, arrivando a superare l’80 per cento dell’intero budget annuale, esclusi gli stipendi del personale.
Nel 2000, la parte di finanziamento che andava direttamente nelle casse delle scuole era pari a 166,7 milioni di euro, ridotti adesso del 93 per cento. “Mentre il ministro  – spiegano dalla Cgil – parla di autonomia responsabile e di potenziamento della stessa attraverso la messa a punto di strumenti efficaci di programmazione, le scuole subiscono  l’ennesimo scippo dei fondi a loro destinati”.
E senza risorse, pur con tutta la buona volontà possibile, l’autonomia scolastica rimane scritta solo sulla carta. Soprattutto per i tanti istituti dei quartieri periferici e a rischio, dove alle famiglie la scuola non può chiedere nulla, quando non deve aiutare le famiglie dei propri alunni.
Ma non solo. Sulle ultime due direttive, in perfetto stile gelminiano, è calato il mistero: tutti ne parlano ma nessuno le ha mai viste. Lo scorso 19 dicembre, viale Trastevere emana una nota dal titolo ambizioso: “Finanziamento dei Piani dell’offerta formativa e di formazione e aggiornamento nelle istituzioni scolastiche, in applicazione della L. 440/1997 e della direttiva attuativa n. 102 del 7 novembre 2011. Anno scolastico 2011/12″, che richiama una direttiva mai pubblicata.
“Tutti i siti – prosegue la Flc Cgil – hanno riportato la suddetta nota ministeriale ed hanno dato per scontata l’esistenza della direttiva 102/2011. Oggi possiamo affermare che la direttiva non esiste, non è stata mai pubblicata ed è come l’araba fenice: che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa”.
Con questi fondi – circa mille euro l’anno, 1,40 euro ad alunno  – secondo le nome vigenti le scuole dovrebbero “ampliare l’offerta formativa, supportare lo svolgimento di azioni di innovazione didattica ed educativa, sviluppare progetti per sostenere la formazione legata alle innovazioni introdotte dalla Gelmini”.
E ancora:  “Incentivare l’accoglienza degli studenti stranieri, promuovere l’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione, con percorsi multidisciplinari, svolgere attività di formazione e aggiornamento connesse al riordino del sistema scolastico e alla formazione in Inglese”.

gen27th

PARTONO LE RIPETIZIONI POPOLARI

Martedì 14 febbraio inizieranno le Ripetizioni Popolari, destinati a ragazzi e ragazze di scuole medie e superiori. Eccovi qualche informazione tecnica.

Le ripetizioni si terranno di martedì, mercoledì e venerdì dalle ore 15:00 alle ore 18:00 a Toolbox, in via Borgo Santa Caterina n°60.

Per prenotare è sufficiente mandare una mail a ripetizionipopolari@hotmail.it specificando:

- nome e cognome

- scuola e anno frequentati

- materia e argomento da recuperare

- eventuali giorni di indisponibilità

- numero di telefono.

Lo studente verrà ricontattato direttamente dall’insegnante, con cui si accorderà per il giorno e l’ora dell’incontro.

Per chi è disponibile a partecipare all’iniziativa come insegnante può contattare il numero 3336242722 (Chiara)o venire a una delle nostre riunioni il giovedì in via Borgo Palazzo 84g dalle ore 15:00.

http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/264046__nascono_le_ripetizioni_popolari/

gen26th

No Tav, retata in tutta la penisola, 25 gli arresti

 Scattata all’alba una maxi retata contro i No Tav che questa estate hanno partecipato agli scontri in Val di Susa, al cantiere alla Maddalena di Chiomonte, in particolare il 27 giugno e il 3 luglio. La Digos di Torino su ordine della procura ha arrestato 25 persone, ha disposto 15 misure dell’obbligo di dimora, un provvedimento di custodia cautelare ai domiciliari e un divieto di dimora nella provincia di Torino.Numerose le perquisizioni. I provvedimenti sono scattati principalmente a Torino, poi ad Asti, Milano, Trento, Palermo, Roma, Padova, Genova, Pistoia, Cremona, Macerata, Biella, Bergamo, Parma, Modena. L’operazione è arrivata anche in Francia. I reati contestati sono violenza, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale (oltre 200 gli uomini delle forze dell’ordine rimasti feriti) e danneggiamento. La Digos ha svolto le prime indagini, la procura ha emesso le ordinanze. La battaglia estiva in Val di Susa iniziò il 24 maggio scorso. Quella notte alcuni dei circa 500 No Tav, che occupavano da giorni l’area della Maddalena di Chiomonte, lanciarono sassi contro forze dell’ordine e camion degli operai che cercavano di montare le prime reti del cantiere. Il 27 giugno fu il giorno dello sgombero: circa duemila uomini delle forze dell’ordine liberarono l’area occupata – da un mese – della ‘Libera Repubblica della Maddalena dei No Tav’ e vennero montate le recinzioni su un’area di 36mila metri quadrati. Una parte dei No Tav  il 3 luglio provocò sette ore di scontri non stop tra bombe carta e oggetti tirati contro i poliziotti e, dall’altra, lacrimogeni e idranti. Conviene però ricordare che tanti contro il cantiere sono pacifici cittadini. Tra le perquisizioni, quella nella casa di un consigliere comunale di un paese della Valle di Susa, Villarfocchiardo. Il consigliere è Guido Fissore, è un attivista del movimento alcune settimane fa accompagnò una scolaresca bergamasca in una visita al cantiere di Chiomonte.

gen26th

F35. Ne facciamo volentieri a meno

Il decreto sulle liberalizzazioni – ieri pubblicato in Gazzetta Ufficiale – salva i poteri forti (banche, assicurazioni, petrolieri), colpisce i servizi pubblici locali – costringendo le amministrazioni locali a privatizzare – e solo marginalmente dà qualche sforbiciata alle rendite di posizione di corporazioni come quelle degli avvocati, dei farmacisti, dei tassisti. Che tutto questo – come ha detto Monti – faccia aumentare il Pil del 10% in 10 anni è abbastanza fantasioso. Tra le corporazioni nemmeno sfiorate dal provvedimento c’è quella dei militari, che continuano a spendere e a sprecare una gran quantità di soldi. Come è noto, solo per la costruzione e l’acquisto dei cacciabombardieri F35 si prevede di spendere 15 miliardi di euro: più o meno la stessa cifra che gli esperti del governo stimano (anche qui in modo fantasioso) nel breve periodo come possibili risparmi per i cittadini dall’impatto del provvedimento sulle liberalizzazioni. Uno spreco, quello degli F35, di cui beneficiano i militari e il colosso della Finmeccanica, classico caso – a proposito della propaganda neoliberista antistato – di impresa lautamente assistita dai soldi pubblici, legata alla politica ed invischiata in opache vicende giudiziarie. Per mettere uno stop alla costruzione degli F35 la campagna Sbilanciamoci, la Tavola per la pace, la Rete Disarmo e Unimondo hanno promosso un mese di mobilitazione che si conluderà alla fine di febbraio con manifestazioni in 100 piazze italiane e con la consegna di decine di migliaia di firme contro gli F35 al governo italiano. Anche per ricordare – in tempi di crisi – che con quei 15 miliardi di euro si potrebbero ad esempio creare 4.500 nuovi asili nido comunali e mettere in sicurezza le oltre 12mila scuola italiane che non rispettano le norme antincendio, antisismiche e di idoneità statica e in questo modo creare più di 100mila posti di lavoro, a fronte degli 8-900 che si alimenterebbero con la costruzione degli F35. Ci pensi anche il sindacato prima di cadere nelle trappole e nelle finte promesse degli armieri. E ci ripensi anche il governo Monti. Mettere fine alla vicenda degli F35è sicuramente una scelta importante e impegnativa, ma sicuramente – per le nostre tasche e per i posti di lavoro – assai più concreta ed efficace di quelle misure del decreto liberalizzazioni come i tagliandi delle assicurazioni elettronici e delle Srl a 1 euro per i giovani, di cui tra qualche mese nessuno si ricorderà più.

gen24th

Siamo alla fase 3 del governo Monti e di equità ancora nessuna traccia

Nella prima fase hanno fatto la più pesante controriforma delle pensioni della storia di questo paese. Una riforma che ha aumentato l’età in cui si è costretti al lavoro anche di 6 anni, portandola molto al di sopra della media europea. Una riforma che non ha nessuna giustificazione rispetto alla necessità del cosiddetto equlibrio del sistema previdenziale, ma che ha come unica motivazione la scelta di fare cassa e di usare i contributi previdenziali per uno scopo diverso da quello per cui sono versati. A regime un prelievo forzoso di altri 20 miliardi dalla previdenza al bilancio dello stato.

Nella seconda fase  hanno agitato lo specchietto delle allodole dei notai e delle posizioni di privilegio. Ma alla fine le posizioni di privilegio sono state tutte salvaguardate. Non sono toccate le banche a cui la prima manovra ha elargito una serie di consistenti sgravi fiscali, e non sono toccati neppure i notai che vedono un modesto incremento del loro numero, mentre si sarebbe potuto e dovuto stabilire ad esempio che tutta una serie di atti possano essere fatti da sindaci e segretari comunali. Il succo del secondo tempo sta invece nel rafforzare ulteriormente i processi di privatizzazione dei servizi pubblici locali, da cui si salva solo l’acqua, e in un nuovo attacco al lavoro, con l’eliminazione dell’obbligo del rispetto del contratto nazionale nelle ferrovie.

Nella terza fase la riforma degli ammortizzatori sociali che sarebbe necessaria, dovrebbe vedere la loro universalizzazione a settori di impresa e tipologie di contratti che ne sono esclusi. Con questo obiettivo, tempo fa, la Cgil aveva presentato una proposta di riordino seria e tutt’altro che irrealistica che andava nella giusta direzione e prevedeva accanto all’universalizzazione e semplificazione degli ammortizzatori sociali, l’istituzione di un reddito minimo per tutelare i disoccupati di lunga durata. Il governo invece propone di fare tabula rasa. Di eliminare la cassa integrazione straordinaria e in deroga e di ridurre la durata della cassa integrazione ordinaria a un anno. Nella crisi in corso si tratta di un intervento folle. Nel solo 2012 avremmo tra i 300.000 e i 500.000 disoccupati in più, perché non solo si riducono drasticamente i tempi, ma mentre la Cig e la Cigs mantengono il rapporto di lavoro in essere, “l’indennità risarcitoria” con tutta evidenza interviene dopo che il rapporto di lavoro è terminato. I contributi versati dai lavoratori verrebbero nuovamente sequestrati, come è già avvenuto per le pensioni, mentre Fornero dopo tanto parlare di Flexsecurity candidamente afferma che per il reddito minimo non ci sono le risorse. Ma non basta. Invece di disboscare i 46 tipi di rapporto di lavoro precari, li si mantiene, se pure con la promessa di farli costare di più. Dulcis in fundo Fornero parla della necessità di un “contratto calibrato sul ciclo di vita” Non è difficile capire cosa significhi nonostante le scarne parole del ministro. E’ la riproposizione di un contratto iniziale senza tutele in cui si può essere licenziati con piena “libertà” degli imprenditori, a cui seguono contratti che non rispondono più al principio che a parità di prestazione ci devono essere parità di condizioni retributive e di diritti, ma frantumazione ulteriore e ulteriore riduzione delle garanzie.

Noi studenti non ci stiamo! per questo parteciperemo allo sciopero del 27 gennaio dei sindacati di base ed alla  manifestazione della Fiom dell’11 febbraio. Prima che questo governo distrugga ogni diritto del mondo del lavoro!

gen20th

Scuola pubblica? Pagano le famiglie!

Corsi pomeridiani e attività sportive, giornalini d’istituto e recite teatrali, gite e viaggi d’istruzione, corsi di lingua straniera e per conseguire la patente informatica, rivolti a prof e studenti, corsi per ottenere il patentino per i ciclomotori, assicurazione: nei licei classici e scientifici italiani, quasi sempre, pagano mamma e papà.

E non solo. L’obolo offerto dalle famiglie alle scuole contribuisce a pagare anche carta igienica, materiale di cancelleria, toner e carta per le fotocopie e perfino i detersivi per mantenere puliti gli ambienti scolastici. Senza quei soldi i licei italiani entrerebbero in crisi.

E’ una delle prime informazioni che emergono dal link “scuola in chiaro”: il portale che renderà più trasparente la scuola italiana, consentendo ai genitori in procinto di iscrivere (entro il prossimo 20 febbraio) i figli all’anno scolastico 2012/2013 una scelta più consapevole. Una iniziativa lanciata lo scorso 12 gennaio dal ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo.

Nella maggior parte dei licei classici e scientifici del Belpaese il contributo complessivo, spesso “volontario”, versato ad inizio anno dalle famiglie supera abbondantemente quanto le stesse scuole ricevono dallo Stato e dagli enti pubblici e locali. Arrivando, in alcuni casi, a superare anche l’80 per cento dell’intero budget necessario per ampliare l’offerta formativa.

Un panorama che non varia molto se si estende l’analisi a tutti gli altri licei: artistici, delle

scienze umane, linguistici e musicali/coreutici. Ma che fino ad alcuni anni fa era impensabile.

L’inchiesta condotta da Repubblica abbraccia tutti i licei di 10 grandi città italiane (Torino, Milano, Genova, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Palermo e Cagliari): in tutto, i 223 licei che hanno messo in linea i dati sull’origine dei loro finanziamenti, esclusi gli stipendi di insegnanti e Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) che vengono pagati direttamente dallo Stato.

Alcuni esempi serviranno a chiarire i termini della questione. In cima alla classifica dei 223 licei presi in considerazione troviamo lo scientifico Cannizzaro di Roma che riceve l’82,3 per cento delle proprie entrate “da privati”: per la quasi totalità i genitori stessi. Seguono il liceo capitolino i classici Beccaria e Manzoni di Milano, che devono ringraziare la generosità dei genitori, rispettivamente, per l’80,3 e l’80,1 per cento delle proprie risorse. A Torino il liceo pubblico più sostenuto dalle famiglie è lo scientifico Volta, in cui tre quarti del budget annuale proviene “da privati”.

Scendendo per lo Stivale, la quota di finanziamenti pubblici aumenta e cala il sostegno delle famiglie. A Cagliari i finanziamenti non pubblici che entrano nelle casse dei licei raggiunge mediamente il 26 per cento, con record (69,4 per cento) al classico Dettori. A Napoli, le famiglie finanziano i licei per il 28 per cento del totale. In coda alla classifica c’è Palermo, col 18 per cento di finanziamenti privati nelle casse dei licei pubblici, e Bari: 19 per cento.

La città più costosa è Milano, dove 60 euro su cento presenti nelle casse dei licei provengono direttamente dalle tasche delle famiglie. La classifica per indirizzi vede stabilmente in testa i classici. A generare questa singolare situazione, probabilmente, è stato anche il taglio ai finanziamenti destinati all’autonomia scolastica, particolarmente pesante nell’era Gelmini. Nel 2001, per finanziare la legge 440/97 furono stanziati 269 milioni di euro, che dieci anni dopo (nel 2011) si sono assottigliati a 79: meno 71 per cento. Le scuole, per ovviare alla scure gelminiana, si sono rivolte alle famiglie chiedendo loro “contributi” da poche decine a 200 euro.

PER UNA SCUOLA PUBBLICA E SOLIDALE!