PARTONO LE RIPETIZIONI POPOLARI
Martedì 14 febbraio inizieranno le Ripetizioni Popolari, destinati a ragazzi e ragazze di scuole medie e superiori. Eccovi qualche informazione tecnica.
Le ripetizioni si terranno di martedì, mercoledì e venerdì dalle ore 15:00 alle ore 18:00 a Toolbox, in via Borgo Santa Caterina n°60.
Per prenotare è sufficiente mandare una mail a ripetizionipopolari@hotmail.it specificando:
- nome e cognome
- scuola e anno frequentati
- materia e argomento da recuperare
- eventuali giorni di indisponibilità
- numero di telefono.
Lo studente verrà ricontattato direttamente dall’insegnante, con cui si accorderà per il giorno e l’ora dell’incontro.
Per chi è disponibile a partecipare all’iniziativa come insegnante può contattare il numero 3336242722 (Chiara)o venire a una delle nostre riunioni il giovedì in via Borgo Palazzo 84g dalle ore 15:00.
http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/264046__nascono_le_ripetizioni_popolari/
No Tav, retata in tutta la penisola, 25 gli arresti
Scattata all’alba una maxi retata contro i No Tav che questa estate hanno partecipato agli scontri in Val di Susa, al cantiere alla Maddalena di Chiomonte, in particolare il 27 giugno e il 3 luglio. La Digos di Torino su ordine della procura ha arrestato 25 persone, ha disposto 15 misure dell’obbligo di dimora, un provvedimento di custodia cautelare ai domiciliari e un divieto di dimora nella provincia di Torino.Numerose le perquisizioni. I provvedimenti sono scattati principalmente a Torino, poi ad Asti, Milano, Trento, Palermo, Roma, Padova, Genova, Pistoia, Cremona, Macerata, Biella, Bergamo, Parma, Modena. L’operazione è arrivata anche in Francia. I reati contestati sono violenza, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale (oltre 200 gli uomini delle forze dell’ordine rimasti feriti) e danneggiamento. La Digos ha svolto le prime indagini, la procura ha emesso le ordinanze. La battaglia estiva in Val di Susa iniziò il 24 maggio scorso. Quella notte alcuni dei circa 500 No Tav, che occupavano da giorni l’area della Maddalena di Chiomonte, lanciarono sassi contro forze dell’ordine e camion degli operai che cercavano di montare le prime reti del cantiere. Il 27 giugno fu il giorno dello sgombero: circa duemila uomini delle forze dell’ordine liberarono l’area occupata – da un mese – della ‘Libera Repubblica della Maddalena dei No Tav’ e vennero montate le recinzioni su un’area di 36mila metri quadrati. Una parte dei No Tav il 3 luglio provocò sette ore di scontri non stop tra bombe carta e oggetti tirati contro i poliziotti e, dall’altra, lacrimogeni e idranti. Conviene però ricordare che tanti contro il cantiere sono pacifici cittadini. Tra le perquisizioni, quella nella casa di un consigliere comunale di un paese della Valle di Susa, Villarfocchiardo. Il consigliere è Guido Fissore, è un attivista del movimento alcune settimane fa accompagnò una scolaresca bergamasca in una visita al cantiere di Chiomonte.
F35. Ne facciamo volentieri a meno
Il decreto sulle liberalizzazioni – ieri pubblicato in Gazzetta Ufficiale – salva i poteri forti (banche, assicurazioni, petrolieri), colpisce i servizi pubblici locali – costringendo le amministrazioni locali a privatizzare – e solo marginalmente dà qualche sforbiciata alle rendite di posizione di corporazioni come quelle degli avvocati, dei farmacisti, dei tassisti. Che tutto questo – come ha detto Monti – faccia aumentare il Pil del 10% in 10 anni è abbastanza fantasioso. Tra le corporazioni nemmeno sfiorate dal provvedimento c’è quella dei militari, che continuano a spendere e a sprecare una gran quantità di soldi. Come è noto, solo per la costruzione e l’acquisto dei cacciabombardieri F35 si prevede di spendere 15 miliardi di euro: più o meno la stessa cifra che gli esperti del governo stimano (anche qui in modo fantasioso) nel breve periodo come possibili risparmi per i cittadini dall’impatto del provvedimento sulle liberalizzazioni. Uno spreco, quello degli F35, di cui beneficiano i militari e il colosso della Finmeccanica, classico caso – a proposito della propaganda neoliberista antistato – di impresa lautamente assistita dai soldi pubblici, legata alla politica ed invischiata in opache vicende giudiziarie. Per mettere uno stop alla costruzione degli F35 la campagna Sbilanciamoci, la Tavola per la pace, la Rete Disarmo e Unimondo hanno promosso un mese di mobilitazione che si conluderà alla fine di febbraio con manifestazioni in 100 piazze italiane e con la consegna di decine di migliaia di firme contro gli F35 al governo italiano. Anche per ricordare – in tempi di crisi – che con quei 15 miliardi di euro si potrebbero ad esempio creare 4.500 nuovi asili nido comunali e mettere in sicurezza le oltre 12mila scuola italiane che non rispettano le norme antincendio, antisismiche e di idoneità statica e in questo modo creare più di 100mila posti di lavoro, a fronte degli 8-900 che si alimenterebbero con la costruzione degli F35. Ci pensi anche il sindacato prima di cadere nelle trappole e nelle finte promesse degli armieri. E ci ripensi anche il governo Monti. Mettere fine alla vicenda degli F35è sicuramente una scelta importante e impegnativa, ma sicuramente – per le nostre tasche e per i posti di lavoro – assai più concreta ed efficace di quelle misure del decreto liberalizzazioni come i tagliandi delle assicurazioni elettronici e delle Srl a 1 euro per i giovani, di cui tra qualche mese nessuno si ricorderà più.
Siamo alla fase 3 del governo Monti e di equità ancora nessuna traccia
Nella prima fase hanno fatto la più pesante controriforma delle pensioni della storia di questo paese. Una riforma che ha aumentato l’età in cui si è costretti al lavoro anche di 6 anni, portandola molto al di sopra della media europea. Una riforma che non ha nessuna giustificazione rispetto alla necessità del cosiddetto equlibrio del sistema previdenziale, ma che ha come unica motivazione la scelta di fare cassa e di usare i contributi previdenziali per uno scopo diverso da quello per cui sono versati. A regime un prelievo forzoso di altri 20 miliardi dalla previdenza al bilancio dello stato.
Nella seconda fase hanno agitato lo specchietto delle allodole dei notai e delle posizioni di privilegio. Ma alla fine le posizioni di privilegio sono state tutte salvaguardate. Non sono toccate le banche a cui la prima manovra ha elargito una serie di consistenti sgravi fiscali, e non sono toccati neppure i notai che vedono un modesto incremento del loro numero, mentre si sarebbe potuto e dovuto stabilire ad esempio che tutta una serie di atti possano essere fatti da sindaci e segretari comunali. Il succo del secondo tempo sta invece nel rafforzare ulteriormente i processi di privatizzazione dei servizi pubblici locali, da cui si salva solo l’acqua, e in un nuovo attacco al lavoro, con l’eliminazione dell’obbligo del rispetto del contratto nazionale nelle ferrovie.
Nella terza fase la riforma degli ammortizzatori sociali che sarebbe necessaria, dovrebbe vedere la loro universalizzazione a settori di impresa e tipologie di contratti che ne sono esclusi. Con questo obiettivo, tempo fa, la Cgil aveva presentato una proposta di riordino seria e tutt’altro che irrealistica che andava nella giusta direzione e prevedeva accanto all’universalizzazione e semplificazione degli ammortizzatori sociali, l’istituzione di un reddito minimo per tutelare i disoccupati di lunga durata. Il governo invece propone di fare tabula rasa. Di eliminare la cassa integrazione straordinaria e in deroga e di ridurre la durata della cassa integrazione ordinaria a un anno. Nella crisi in corso si tratta di un intervento folle. Nel solo 2012 avremmo tra i 300.000 e i 500.000 disoccupati in più, perché non solo si riducono drasticamente i tempi, ma mentre la Cig e la Cigs mantengono il rapporto di lavoro in essere, “l’indennità risarcitoria” con tutta evidenza interviene dopo che il rapporto di lavoro è terminato. I contributi versati dai lavoratori verrebbero nuovamente sequestrati, come è già avvenuto per le pensioni, mentre Fornero dopo tanto parlare di Flexsecurity candidamente afferma che per il reddito minimo non ci sono le risorse. Ma non basta. Invece di disboscare i 46 tipi di rapporto di lavoro precari, li si mantiene, se pure con la promessa di farli costare di più. Dulcis in fundo Fornero parla della necessità di un “contratto calibrato sul ciclo di vita” Non è difficile capire cosa significhi nonostante le scarne parole del ministro. E’ la riproposizione di un contratto iniziale senza tutele in cui si può essere licenziati con piena “libertà” degli imprenditori, a cui seguono contratti che non rispondono più al principio che a parità di prestazione ci devono essere parità di condizioni retributive e di diritti, ma frantumazione ulteriore e ulteriore riduzione delle garanzie.
Noi studenti non ci stiamo! per questo parteciperemo allo sciopero del 27 gennaio dei sindacati di base ed alla manifestazione della Fiom dell’11 febbraio. Prima che questo governo distrugga ogni diritto del mondo del lavoro!
Scuola pubblica? Pagano le famiglie!
Corsi pomeridiani e attività sportive, giornalini d’istituto e recite teatrali, gite e viaggi d’istruzione, corsi di lingua straniera e per conseguire la patente informatica, rivolti a prof e studenti, corsi per ottenere il patentino per i ciclomotori, assicurazione: nei licei classici e scientifici italiani, quasi sempre, pagano mamma e papà.
E non solo. L’obolo offerto dalle famiglie alle scuole contribuisce a pagare anche carta igienica, materiale di cancelleria, toner e carta per le fotocopie e perfino i detersivi per mantenere puliti gli ambienti scolastici. Senza quei soldi i licei italiani entrerebbero in crisi.
E’ una delle prime informazioni che emergono dal link “scuola in chiaro”: il portale che renderà più trasparente la scuola italiana, consentendo ai genitori in procinto di iscrivere (entro il prossimo 20 febbraio) i figli all’anno scolastico 2012/2013 una scelta più consapevole. Una iniziativa lanciata lo scorso 12 gennaio dal ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo.
Nella maggior parte dei licei classici e scientifici del Belpaese il contributo complessivo, spesso “volontario”, versato ad inizio anno dalle famiglie supera abbondantemente quanto le stesse scuole ricevono dallo Stato e dagli enti pubblici e locali. Arrivando, in alcuni casi, a superare anche l’80 per cento dell’intero budget necessario per ampliare l’offerta formativa.
Un panorama che non varia molto se si estende l’analisi a tutti gli altri licei: artistici, delle
scienze umane, linguistici e musicali/coreutici. Ma che fino ad alcuni anni fa era impensabile.
L’inchiesta condotta da Repubblica abbraccia tutti i licei di 10 grandi città italiane (Torino, Milano, Genova, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Palermo e Cagliari): in tutto, i 223 licei che hanno messo in linea i dati sull’origine dei loro finanziamenti, esclusi gli stipendi di insegnanti e Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) che vengono pagati direttamente dallo Stato.
Alcuni esempi serviranno a chiarire i termini della questione. In cima alla classifica dei 223 licei presi in considerazione troviamo lo scientifico Cannizzaro di Roma che riceve l’82,3 per cento delle proprie entrate “da privati”: per la quasi totalità i genitori stessi. Seguono il liceo capitolino i classici Beccaria e Manzoni di Milano, che devono ringraziare la generosità dei genitori, rispettivamente, per l’80,3 e l’80,1 per cento delle proprie risorse. A Torino il liceo pubblico più sostenuto dalle famiglie è lo scientifico Volta, in cui tre quarti del budget annuale proviene “da privati”.
Scendendo per lo Stivale, la quota di finanziamenti pubblici aumenta e cala il sostegno delle famiglie. A Cagliari i finanziamenti non pubblici che entrano nelle casse dei licei raggiunge mediamente il 26 per cento, con record (69,4 per cento) al classico Dettori. A Napoli, le famiglie finanziano i licei per il 28 per cento del totale. In coda alla classifica c’è Palermo, col 18 per cento di finanziamenti privati nelle casse dei licei pubblici, e Bari: 19 per cento.
La città più costosa è Milano, dove 60 euro su cento presenti nelle casse dei licei provengono direttamente dalle tasche delle famiglie. La classifica per indirizzi vede stabilmente in testa i classici. A generare questa singolare situazione, probabilmente, è stato anche il taglio ai finanziamenti destinati all’autonomia scolastica, particolarmente pesante nell’era Gelmini. Nel 2001, per finanziare la legge 440/97 furono stanziati 269 milioni di euro, che dieci anni dopo (nel 2011) si sono assottigliati a 79: meno 71 per cento. Le scuole, per ovviare alla scure gelminiana, si sono rivolte alle famiglie chiedendo loro “contributi” da poche decine a 200 euro.
PER UNA SCUOLA PUBBLICA E SOLIDALE!
RIPETIZIONI POPOLARI: RESISTENZA STUDENTESCA CONTRO LA CRISI
La riforma Gelmini, apprezzata e confermata dal governo Monti, ha reso la scuola una corsa a ostacoli per gli studenti da cui si pretende molto senza dare loro i mezzi per migliorare e recuperare. La reintroduzione dell’esame di riparazione rende possibile la bocciatura …anche con un solo debito, mentre il ritorno della commissione esterna rende l’esame di maturità una fredda procedura burocratica che giudica lo studente senza tenerne in minimo conto la storia scolastica e personale.Contemporaneamente aumentano i costi di libri e tasse scolastiche. La mancanza di fondi impedisce a molte scuole di organizzare corsi di recupero durante l’anno scolastico e durante l’estate per gli studenti che non sono riusciti a raggiungere la sufficienza. Negli istiuti che riescono a organizzare i corsi questi sono così brevi da essere del tutto inadatti a recuperare lacune accumulate nel corso di un anno scolastico intero. Uno studente che non può permettersi di pagare un professore privato cosa può fare?Invece di porre rimedio a questa situazione il ministro Gelmini ha prodotto una serie di tagli senza precedenti (8 miliardi in meno in 3 anni), privando la scuola pubblica di fondi necessari per il suo funzionamento e licenziando migliaia di insegnanti precari (100mila in 3 anni), con la conseguente carenza di professori. Purtroppo il governo Monti non sembra interessato a cambiare strada, confermando i tagli.
Il taglio delle cattedre significa l’accorpamento delle classi ed il conseguente sovraffollamento delle aule, che renderà ancora più difficile seguire le lezioni ed essere seguiti ed aiutati personalmente.
Come accaduto negli ultimi 10 anni i soldi rubati alla scuola pubblica finiranno a finanziare le scuole private, dove presidi compiacenti sfornano diplomi ottenuti senza nessuna fatica e assumono come insegnanti i loro parenti o amici. L’obiettivo di questo governo è smantellare la scuola pubblica.
In questo modo chi non ce la fa a stare al passo è costretto a rivolgersi al mercato delle ripetizioni private, spesso con costi esorbitanti (dai 25€/ora in su), con un effetto devastante sui conti familiari già duramente provati dalla crisi economica e dall’aumento dei prezzi.
Il Movimento Studentesco lotta insieme ai docenti precari e agli studenti per salvare la scuola pubblica. Ma tutto questo non basta!
Per questi motivi vogliamo costruire forme di aiuto concreto tra studenti.
In quest’ottica a questa assemblea SONO INVITATI TUTTI GLI STUDENTI, MEDI E UNIVERSITARI, E TUTTI I DOCENTI INTERESSATI A DARE RIPETIZIONI E TUTTI GLI STUDENTI CHE HANNO LA NECESSITA’ DI RICEVERLE. Il costo sarà probabilmente di 5 € all’ora, in modo da rendere le ripetizioni accessibilim a tutti ma dare comunque un compenso simbolico all’”insegnante”.
L’APPUNTAMENTO E’ GIOVEDI’ 26 GENNAIO 2012 ALLE ORE 15:00 ALL’ARCI DI VIA QUARENGHI 34/C
ALLO STUDIO E ALLA LOTTA
Movimento Studentesco di Bergamo
Per info: Chiara 3336242722 kier93@live.it
No al governo Monti, no al massacro sociale!
Il governo Monti sta dimostrando di rappresentare gli interessi della grande finanza internazionale e delle banche; si sta conducendo un vasto attacco al mondo del lavoro, mentre rimangono solamente sfiorati i grandi capitali e gli stipendi dei grandi manager, specialmente quelli privati.
Non è stata attuata nessuna misura minimamente progressista:
- la chiesa cattolica continua a non pagare l’ici
- i grandi capitali non sono stati sostanzialmente intaccati
- proseguono le missioni militari e di conseguenza lo stato continua ad investire nelle guerre
Stiamo assistendo a un governo che, per tenere in vita un sistema economico in via di collasso, dà luogo a un massiccio attacco contro il welfare e i diritti dei lavoratori. In questo scenario la scuola pubblica è il prigioniero che aspetta solo la sua sentenza di morte, che avverrà presumibilmente per mano delle manovre economiche che si terranno nei mesi prossimi. La proposta del “sole 24 ore” di aumentare le rette universitarie è solo un’anticipazione delle possibili misure che verranno messe in campo. Ovviamente permangono i finanziamenti, diretti e indiretti, alle scuole private; nonostante il taglio di fondi a regioni ed enti locali.
Davanti a questa vasta offensiva sociale, i maggiori partiti si sono rivelati al servizio delle banche e della finanza. Il PD è il più fervido sostenitore del governo Monti e il fatto che a volte storca il naso è dimostra la pesantezza reale di queste manovre economiche.
IDV e SEL stanno facendo un pauroso zig zag politico, alternando periodi di sostegno per salvare le loro belle facce davanti ai poteri forti a periodi di opposizione per salvare la faccia davanti alla gente comune; in questom modo ingannano i lavoratori, i pensionati e gli studenti: è impossibile capire da che la posizione di questi partiti nei confronti di questo governo.
Rivendichiamo:
- il rifiuto di pagare il debito a banche e speculatori
- un forte aumento dei fondi all’istruzione pubblica
- l’abolizione dei fondi alle scuole private
- diritto allo studio effettivo e garantito per tutti
- lotta all’evasione fiscale e alla criminalità organizzata
- la fine delle missioni militari all’estero
- la fine delle esenzioni al Vaticano
- la tassazione dei grandi redditi e dei grandi patrimoni
- la nazionalizzazione di banche e aziende in crisi
- la difesa del contratto nazionale e l’abolizione di ogni forma di precariato.
Nessun dialogo con chi ci ruba il futuro
Oggi al liceo Secco Suardo si è tenuta un’assemblea studentesca organizzata dalla Federazione degli Studenti, avente come invitati alcuni esponenti di PD e PDL che sono stati chiamati a discutere sul futuro della scuola pubblica italiana e sul modello scolastico attuale. Dopo l’intervento del preside del liceo ospitante, il quale dichiarava irreale e falso il fatto che lo Stato stia rubando il futuro ai giovani. Durante l’assemblea abbiamo distribuito un volantino con cui ci dissociavamo dall’assemblea e ne spiegavamo le motivazioni, dopodiché alcune copie sono state fatte volare sui partecipanti dal primo piano dell’istituto.
Alcuni degli organizzatori ci hanno raggiunti per chiarire le loro posizioni. Non siamo rientrati per ascoltare l’assemblea poiché abbiamo ritenuto inutile parteciparvi.
Di seguito riportiamo il testo del volantino che abbiamo distribuito agli studenti:
17-11 international day of student’s rights
Non sarà la repressione a fermarci. Da oggi riparte il movimento contro le politiche dei tagli che accomunano il vecchio e il nuovo governo
Oggi a Bergamo si è svolto un corteo promosso dal Movimento Studentesco, era nostra intenzione riprenderci pacificamente la città.
In tutta Italia gli studenti hanno fatto sentire la loro voce con oltre sessanta cortei per richiedere investimenti economici per sostenere il diritto allo studio. Pur essendo entusiasti della caduta di Berlusconi guardiamo con preoccupazione al nuovo “governo tecnico” guidato da Mario Monti.
Il governo ha mostrato il proprio volto: è il volto dei banchieri, dei manager, degli speculatori, delle lobby ecclesiastiche e militari. Inquietano le dichiarazioni della dimissionaria Gelmini che si è affrettata ad elogiare il nuovo ministro dell’istruzione.
Il corteo che ha sfilato per Bergamo ha visto la partecipazione di oltre mille studenti. Durante la manifestazione abbiamo, con un’azione non-violenta, appeso uno striscione sulla cancellata d’ingresso alla sede della Banca d’Italia, simbolo della speculazione finanziaria in atto. “Né Monti né Tremonti, noi non facciamo sconti”, per denunciare la nostra sfiducia nelle politiche neo-liberiste applicate senza distinzione dal nuovo e dal vecchi governo.
La polizia è intervenuta spintonando gli studenti che si erano seduti davanti alla banca in segno di protesta. Questa azione entra nel clima di repressione, intimidazione e sospensione delle regole democratiche che si respira in questo paese da alcuni anni. Riteniamo inaccettabile che la polizia, senza alcun motivo, abbia fermato alcuni ragazzi a margine del corteo, uno dei quali ammanettato e trasportato violentemente in questura. Solo la determinazione degli studenti presenti ha permesso al corteo di proseguire senza ulteriori problemi e ingiusti fermi.
La polizia, schierata in assetto antisommossa, ha poi impedito alla manifestazione di raggiungere la scuola privata Sant’Alessandro e la sede della Regione Lombardia. Avevamo scelto questi obiettivi per contestare le politiche della Regione che finanziano con i soldi pubblici le scuole private lasciando sul lastrico gli istituti pubblici. Il corteo si è concluso con un assemblea pubblica durante quale molti studenti sono intervenuti per chiarire la contrarietà del mondo della scuola nei confronti del nuovo governo e del suo ministro dell’istruzione.
Il governo Monti servirà solo ad applicare le direttive della Banca Centrale Europea che prevedono politiche di austerità e ulteriori tagli al Welfare State. I risultati saranno ancora una volta l’aumento del divario tra ricchi e poveri che amplierà la crisi economica. Una politica alternativa esiste: democrazia reale attraverso nuove elezioni; la cancellazione della riforma Gelmini e dei tagli all’istruzione pubblica, nuovi investimenti per garantire il diritto allo studio. Crediamo che queste politiche possano essere finanziate da una vera lotta all’evasione fiscale e da una tassa patrimoniale sulle grandi ricchezze.
NON PUOI PIU’ FARE FINTA DI NIENTE! – INTERNATIONAL DAY OF STUDENTS
ORA BASTA! Siamo stanchi di tutto ciò che gira in TV, che leggiamo sui giornali o che siamo costretti a sentire tutti i giorni. Il nostro paese sta affrontando una crisi profonda a causa delle politiche economiche portate avanti sino ad ora, ma il governo sembra prenderci in giro con proposte di legge fuori da ogni logica (alzare l’età pensionabile, licenziamenti economici ecc.) che vanno a colpire ancora una volta le classi sociali più deboli. Inoltre lo stato ritiene più vantaggioso cercare di sanare il debito pubblico applicando ulteriori tagli (14 miliardi tra 2012 e 2014) alla scuola pubblica, all’università e alla ricerca, lasciando invece intaccate le spese militari (23,5 miliardi) e le scuola private che in modo diretto o indiretto continuano a ricevere finanziamenti statali (borse di studio); senza neanche poi prendere in considerazione di tassare i beni del Vaticano.
Tutto ciò NON ci garantisce il diritto allo studio! Le Nostre scuole vanno a pezzi, i tagli al personale scolastico, le mancate supplenze e tutti gli attacchi lanciati da questo governo contro professori e studenti sono la dimostrazione che questo paese ci vuole ignoranti! Che in un momento come questo dove il futuro e l’alternativa siamo noi, chi ci governa non ci considera e pensa solo a tenere al sicuro e al caldo il proprio culo!
Lo scorso anno oltre 200.000 studenti scesero in piazza in tutt’Italia, riavviando la mobilitazione dell’autunno caldo degli studenti. Quest’anno potrà essere l’occasione per un grande rilancio del movimento, non solo studentesco. Dopo lo sciopero generale del 6 settembre, la grande giornata di mobilitazione studentesca del 7 ottobre e soprattutto il 15 ottobre è necessario un grande giorno di lotta che lanci una mobilitazione che aldilà delle forme sia permanente! Solo dalle scuole e dalle università può ripartire in Italia un grande movimento di contrasto alla crisi globale, alla dittatura dei mercati e a una classe dirigente che in Italia come altrove sta saccheggiando il presente e distruggendo il futuro.
Siamo pronti perciò ad andare in piazza convinti che tutto ciò a noi non va bene, che questo debito non è il nostro e che il diritto allo studio deve essere effettivamente garantito per tutti! Senza farci intimorire da chi cerca ancora una volta di oscurare questo incredibile movimento che si sta formando in Italia!! Scendiamo in piazza perché non c’è altra alternativa per cambiare!
NON HAI PIU’ SCUSE.. INCAZZATI!!
17 NOVEMBRE, CONCENTRAMENTO ORE 09:30 STAZIONE FS DI BERGAMO
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